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  • Martina Magno

L'apprendistato onirico

Updated: May 29

Torino, 22 aprile 2020


Nel romanzo “Un apprendistato, o il libro dei piaceri” scritto nel 1969, la scrittrice Clarice Lispector disegna attraverso il racconto in prima persona della protagonista un tanto sublime quanto tormentoso percorso di autoformazione.

Un iter travagliato ed essenziale del quale spesso non è possibile definire il traguardo, e che ciò nonostante è percorso da tutti gli esseri umani nel profondo. Molti di noi ponendosi con onestà la domanda sul saper vivere non saprebbero dare una valutazione certa né tantomeno univoca sul senso del proprio tragitto.

Ma proprio all’essere umano –forse in via di una nuova speciazione- è data una facoltà di introspezione dinamica mediante un secondo piano di esistenza, ovvero quello del sogno.

Con il progetto “Sous la Plage” mi sono posta questo interrogativo, su cui sto lavorando in via sperimentale con un gruppo ristretto di persone, ovvero: come si cresce mediante la dimensione del sogno. Come far crescere di riflesso il sogno anche nella vita che noi pensiamo di conoscere o di aver imparato.

Un apprendistato onirico, appunto, denso sia di doni che di prove difficili.

Tra le fatiche legate alle sensazioni odierne, alle innumerabili perdite, al lutto e al distanziamento sociale, pensiamo per esempio a come si trasformino la percezione e il valore del tempo. Il sistema tempo che stiamo sperimentando dall’inizio della pandemia da Covid-19 è inedito, più vasto; in parallelo sappiamo come nel sogno si percepiscano piuttosto abitualmente peculiari curvature del tempo, e iniziamo quindi con il notare come uno dei ruoli chiave del sogno sia quello di poterci preparare allo sconosciuto.

D’altronde, che il sogno rappresenti una delle porte per la conoscenza è un’idea che accompagna da sempre le civiltà più antiche, o direi le più sagge.

Ho avviato il mio progetto sui sogni circa un mese fa, era il 28 marzo, spiegando ai selezionati partecipanti –una trentina- che avevo come obiettivo quello di delineare “una mappa del luogo in cui ci trovavamo, ma anche di quello dove forse saremo potuti arrivare”, in un processo di catalogazione e raggruppamento delle immagini ricorrenti e delle azioni particolari, scegliendo di interrogarmi sulla curvatura rappresentata dal momento così critico.

E con questo è necessario fare un importante riferimento all’inconscio collettivo junghiano. Jung introdusse modalità via via più sperimentali di studio dell’inconscio propriamente in tempo di guerra; era il 1916 quando diede vita al Club Psicologico a Zurigo – costituito da circa sessanta persone tra pazienti, colleghi ed amici - che per qualche anno fu l’epicentro fucina delle tecniche dell’immaginazione attiva e del dialogo interiore. Nell’affascinante introduzione al “Libro Rosso” a cura di Sonu Shamdasani leggiamo come Jung abbia sostenuto allora che solo una grande crisi tanto nella sfera individuale quanto in quella socio culturale e di massa può portare all’attivazione dell’inconscio collettivo, una disposizione coscienziale tale da poter condurre il singolo all’individuazione – quel saper vivere di cui abbiamo parlato all’inizio- e che protegge dinamicamente la psiche dal disorientamento.

Ma si legge anche che, come movimento sottile nel suddetto tempo di crisi, “solo la trasformazione dell’atteggiamento individuale avrebbe potuto arrecare un rinnovamento culturale”.

Proprio da quest’ultimo assunto e arrivando quindi alla mia ricerca è espresso con chiarezza lo spirito che la anima. Ci tengo a descrivermi come un’appassionata cultrice della materia, mi accingo allo studio dei sogni con un approccio interdisciplinare che riunisce filosofia del linguaggio, semiotica e teorie analitiche, consapevole del fatto che il sogno si presta ad essere letto con le lenti di discipline diversissime, comprese ovviamente tutte le arti, dalla poesia alla fotografia al cinema.

Riconosciamo anche che le sue stesse finalità -da quelle comprovate dalla biologia del sonno a quelle di ordine terapeutico clinico oppure ancora inquadrate con l’approccio immaginale- sono multiple e di ordine primariamente soggettivo.

Ai sognatori [*] ho proposto sin dall’inizio la possibilità di procedere singolarmente all’amplificazione del contenuto dei sogni che stanno facendo, e con alcuni dei più coinvolti abbiamo ideato e sperimentato delle tecniche letterarie e di invenzione di una tecnica ludica (n.d.a. anagramma di lucida) per stimolare l’immaginazione. Con l’intero gruppo ho scelto mettere in condivisione la mappa delle immagini ricorrenti e delle azioni emerse dai -più di 150- sogni, e per ora non il documento che comprende i testi integrali.

Parallelamente a ciò ho continuato a delineare le mappe delle immagini e delle azioni, e possiamo dire che le immagini più ricorrenti sono il mare, le torri, onde potenti, scenari luminosi e visite a palazzi bellissimi, case natie e piccoli borghi, ma anche luoghi e città deserte e, soprattutto all’inizio, la temuta ansia da approvvigionamento.

Ultimamente, man mano che il lockdown prosegue, noto una maggiore presenza di scene concitate, l’emergere di un senso morale, o di scoperte di oggetti simbolici sconosciuti che destano lo stupore e il coinvolgimento del sognatore (ad esempio una scatola con dentro vasetti di coccio mezzi rotti, una menorah rossa, un’edizione di aforismi, una pantera nera immateriale, un grande ciondolo a forma di tritone, un orologio messo a cuocere al forno).

Tra le immagini e azioni più intense che hanno sorpreso in prima persona la sottoscritta, convogliando spesso mediante le ricorrenze -particolari ed esatte al tempo stesso- la sensazione che il sogno non sia esclusivamente nostro e che le immagini siano intrattenute in modo transpersonale, c’è il caso di una piscina coperta da un tetto di vetro raccontata con le stesse parole da due persone che non si conoscono, riferimenti ad antichi libri preziosi, sentire di sapere la soluzione, avere una visione completamente nuova, seguire le stelle, ricominciare a studiare.

L’impressione più bella e confortante su quest’esperienza è che ricordare i sogni faccia bene, seppure non sempre in modo lineare, e che il gruppo anche grazie a “Sous la Plage” stia indagando e integrando alcuni dei contenuti dei propri sogni, e adattando sul sé i simboli; sembra che ci si stia fondamentalmente interrogando sullo stato della propria immaginazione. Il portato del sogno è necessario alla vita, un disvelamento di opportunità del sentire e del pensare, in questo momento e per il bene delle comunità -piccole o grandi che siano- non rimane che riscoprirlo e attivarlo, essenzialmente attraverso pratiche di condivisione.

Ecco accolto allora il soggetto Sogno, la cornucopia fonte inesauribile di immagini, una dimensione con la quale imparare a entrare anche collettivamente in contatto per accrescere sensibilità ed empatia, in un tragitto dal percorso sommerso dalla frenesia eccessiva del ritmo della vita ma che, col nostro moto di attenzione, appare pronto a riorientarci.

[*] Sottolineo anche che il bacino di sognatori a cui mi sono rivolta per il progetto “Sous la Plage” è composto quasi interamente da miei amici e familiari, con i quali anche mediante questo allenamento onirico si è avuto modo di allentare giorno per giorno -almeno metaforicamente- le barriere e la distanza imposte dall’urgenza di contenimento del virus.

Approfondimenti:

-Presentazione del materiale tratto dalla raccolta sogni nel periodo del lockdown da emergenza Covid-19, come laboratorio onirico per un piccolo gruppo di persone.

-Analisi e attualizzazione del metodo del Social Dreaming (G.Lawrence) e benefici della trattazione condivisa del sogno.

-Tematica del sogno nei rituali antichi, gli obiettivi esplorativi (il sogno nell’antichità greca, G.Guidorizzi, e nelle civiltà tribali / filone antropologico - culturale).

-Approccio di lettura per immagini (J.Hillman) e amplificazione dei contenuti onirici (C.G.Jung).

-Domande di feedback sull’esperienza intrattenuta, da porre ai sognatori (Giudichi l’esperienza in modo positivo? Cosa ti avrebbe fatto piacere contenesse? Cosa hai notato mediante una maggiore attenzione al sogno?)

-Fiducia nel potere accrescitivo del sogno, che comporta immagini pulite e idee necessarie alla coscienza, e nel quale poter compiere viaggi, es. il sogno lucido (S.LaBerge).

-Cenni all’impostazione omeopatica sul rafforzamento dei meccanismi di difesa naturali (L.Gasparini)

-Valenze soggettive e finalità collettive del sogno per piccole o grandi comunità.

-Introdurre i lavori in corso “Grandi Sogni” con Giulia Nomis e “Lo scrigno della notte” con Matteo Nasini

-Progetti futuri, una scuola del sogno

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